Aldo Cerroni

Il sito ufficiale di Aldo Cerroni

Archivio per Ottobre, 2009

Riporto, di seguito, l’intervista di Francesco Rutelli sul Corriere della sera di oggi.

La ritengo in tutto e per tutto condivisibile, ritengo che anche per chi scrive sia, quello segnato da Rutelli, un percorso necessitato.
Aspetterò di vedere le prime mosse del nuovo corso e rifletterò seriamente sul da farsi.
Si accettano riflessioni sul tema!

Intervista al Corriere della Sera

Vado via subito con dolore. Casini interlocutore essenziale.
Il fondatore della Margherita : questa forza non è mai nata. C’è il ceppo pds con molti indipendenti di centrosinistra. L’esito del congresso era chiaro da mesi. Questo non è il mio partito. Francesco Rutelli, 55 anni, volta di nuovo pagina.

Lascia il Partito democratico?
«Sì».

Eppure lei è stato uno dei fondatori di que­sto partito, nato da pochissimo tempo. La cre­atura è ancora piccola e lei va già via di casa?
«Il Pd non è mai nato. Nonostante la passio­ne e la disponibilità di tanti cittadini, non è il nuovo partito per cui abbiamo sciolto la Mar­gherita e i Ds. Non ho nulla contro un partito democratico di sinistra, ma non può essere il mio partito».
Si è pentito di aver sciolto la Margherita?

«Vede, abbiamo posto tre condizioni, sospen­dendo l’attività della Margherita: niente appro­do nel socialismo europeo; ma siamo finiti lì. Basta collateralismo, basta vecchie cinghie di trasmissione tra politica, corpi sociali, interessi economici; ma le file organizzate di pensionati Cgil, alle primarie, dimostrano che non ne sia­mo fuori. Pluralismo politico; ma anziché crea­re un pensiero originale, si oscilla tra babele cul­turale e voglia di mettere all’angolo chi dissen­te. La promessa, dunque, non è mantenuta: non c’è un partito nuovo, ma il ceppo del Pds con molti indipendenti di centrosinistra».

La Margherita può rispuntare?

«No. Ma occorre riflettere su quelle tre condi­zioni politiche. Erano tassative. E non sono sta­te rispettate».

Perché aborre la socialdemocrazia?

«Non aborro assolutamente la socialdemo­crazia. Anzi: se fossimo nel 1982, le direi che la ammiro. Ma siamo nel 2009: è un’esperienza storica che non ha alcuna possibilità di parlare ai contemporanei. Non ci sono più le fabbriche, i sindacati, le strutture sociali del Novecento».

Quando va via ufficialmente?

«Subito, anche se con dolore. Il Pd è stato il sogno di molti anni. C’è però una cosa che mi angoscia: l’incomprensione della gravità assolu­ta della condizione del Paese. È possibile uscir­ne, è possibile, come dice il nostro Manifesto per il cambiamento e il buongoverno, trovare le soluzioni giuste per l’economia, il lavoro, le piccole imprese, la crescita e la coesione del Pae­se.

Ma se non cambia quest’offerta politica, tut­to è già scritto: vince una destra dominata dal patto Berlusconi-Lega».

Quali sono le prospettive politiche?

«Cambiare l’offerta politica significa unire forze democratiche, liberali, popolari. Contrap­porsi al populismo di destra, alla xenofobia, al radicalismo di sinistra, al giustizialismo. E defi­nire una proposta credibile. Io la mia decisione l’ho presa. La manterrei, anche se fossi solo. Ma non sarò solo. Vedo molte forze che erano in fuga dalla politica tornare in campo. Quindi, una crescita per tutti».

La meta è la fine del bipolarismo e la nasci­ta di un nuovo centro?

«L’alternanza, in democrazia, è indispensabi­le. Il Pd era concepito per riconquistare il cuo­re, il centro della società italiana. Il suo sposta­mento a sinistra impone che altri assolvano questo impegno fondamentale. Oggi, né la sini­stra, né il cosiddetto centrismo parlano ai giova­ni, alle partite Iva, alle persone sensibili all’am­biente. Occorrono progetti pragmatici, ed emo­zioni. Occorre un’onestà senza macchie. Una lai­cità senza intolleranza».

Quale sarà il nome del nuovo partito? Chi vi finanzia? E dove sarà la sede?

«È troppo presto per parlare di nomi, di fi­nanziamenti e di sedi. La scelta politica è fatta, per il resto c’è tempo».

Lei, come ha scritto Pierluigi Battista, ha al­le spalle una storia di partiti cambiati o ab­bandonati. I radicali, i Verdi, la Margherita. Ma è possibile, nel volgere di pochi lustri, par­lare di una sempre nuova offerta politica o, come disse una volta, di un nuovo conio, sen­za che si capisca mai bene il portato ideale di questi mutamenti?

«Sì, in trent’anni mi onoro di aver aderito ai radicali, ai Verdi, alla Margherita. E allora? Quanti ex fascisti non vengono interpellati allo stesso modo? Quanti ex rivoluzionari di sini­stra oggi siedono nel governo Berlusconi? Che vengano da destra o da sinistra, nel Pdl sanno che il loro potere non sopravvivrà nel dopo Ber­lusconi. Guardando a sinistra, ho ricordato che molti altri hanno avuto almeno tre partiti, pri­ma del Pd: Pci, Pds, Ds. La differenza è che in cuor loro si sentono in perfetta continuità. Ec­co: questa mancata discontinuità è uno dei maggiori problemi che avrà il Pd. Però gli augu­ro sinceramente il meglio, nell’interesse del Pa­ese e dell’alternativa al populismo di destra».

Come risponde alle accuse d’incoerenza o di opportunismo?

«Su di me si esercita una polemica che non finisce mai. Ricorda, ai tempi del Giubileo, ‘l’ex-radicale che è diventato amico di Giovan­ni Paolo II’? Come se non si potesse essere cre­denti, secondo certi laicisti furiosi — come ha scritto Giancarlo Bosetti — senza stringere pat­ti di potere con le gerarchie vaticane! C’è una contraddizione di fondo, però, in queste pole­miche contro di me: essere un laico cristiano risponde a una scelta di opportunismo? Oppu­re è il contrario, visto che per difendere alcune convinzioni ho certamente pagato, e tuttora pa­go, un prezzo molto maggiore dei supposti be­nefici? » .

Se avesse vinto Dario Franceschini, sareb­be rimasto nel Pd? O aveva già deciso prima di conoscere l’esito delle primarie?

«Guardi, l’esito del congresso era chiaro da parecchi mesi. E l’ho anticipato nel mio libro, La svolta » .

Qual è il suo giudizio su Pier Luigi Bersani?

«Persona seria. Non so come intenda fare il suo lavoro d’inclusione nel partito che guida. A me, ad esempio, da quando si è candidato, non ha fatto neppure una telefonata. Ma non mi of­fendo certo: è politica».

Che cosa le ha detto Massimo D’Alema nel colloquio dell’altro giorno?

«Abbiamo parlato di economia, dell’incredi­bile caso Marrazzo, della sua candidatura — che giudico eccellente — per la guida della poli­tica estera europea. Quanto al Pd, mi ha garbata­mente detto che ci sarebbe spazio per me, ma gli ho spiegato che questo non è il Pd che avrei voluto far nascere. Potremo collaborare da po­stazioni diverse, e ho fiducia che questo amplie­rà le forze».

Chi l’ha chiamata in questi giorni? Chi ha cercato di frenarla e chi al contrario l’ha solle­citata a fare questa traumatica scelta?

«Ho ricevuto migliaia di messaggi d’incorag­giamento, adesioni, sostegni. Molti, prestigio­si. Tante email di critiche da elettori del Pd: cer­cherò, nei prossimi giorni, di rispondere a tut­ti. A frenarmi? Alcuni amici di lungo corso, co­me Paolo Gentiloni. Ma è stato più formale che altro. Sanno perfettamente, da anni, che non sa­rei mai entrato in un Pd post-Pci. Quanto a lo­ro, purtroppo, s’illudono».

Ha parlato con Silvio Berlusconi?

«No».

Qual è il suo stato d’animo?

«Determinazione, e desiderio di far crescere una squadra: assolutamente, non un ‘partito di Rutelli’. Del resto, i nomi di Bruno Tabacci, Lo­renzo Dellai, Linda Lanzillotta, già dicono mol­to. Le firme al Manifesto indicano una potenzia­lità enorme, che può raggiungere anche settori moderati, e in sofferenza, del centrodestra».

Pier Ferdinando Casini sostiene che assie­me potreste prendere cinque milioni di voti. È il leader dell’Udc il suo alleato naturale?

«Casini è un interlocutore essenziale. Ed è giusto guardare lontano: con proposte serie, si può puntare a unire molte altre energie. Sino a creare, in alcuni anni, la prima forza del Paese».

…per fortuna che Mario c’è, direbbero alcuni scimmiottando in fans di Silvio.

Tutti conoscete la triste vicenda Marrazzo, sulla quale mi riservo, in un post prossimo, di esprimere le mie personalissime impressioni, nel mentre la politica regionale qualche cosa di buono produce, specie l’Assessorato alle Politiche della casa dell’ottimo Mario Di Carlo, che, dopo aver prodotto il “piano casa” prima di ogni altra Regione, ha concesso, con una delibera – a dire il vero poco pubblicizzata – a molti Comuni della Provincia di Roma contributi ingenti per far fronte all’esigenza abitativa e il nostro Comune, grazie anche al nostro personale pressing, è stato trattato molto bene. La deliberazione è del 25 Settembre, promana da una specifica richiesta di finanziamento avanzata dalla precedente Giunta e il contributo per Guidonia è di 4.000.000,00 di Euro, secondo solo a quello riservato al Comune di Pomezia.
Brava Regione e bravo Mario Di Carlo, uomo serio e onesto, ottimo amministratore! Con lui il percorso politico si dividerà, probabilmente, scegliendo io di uscire dal Pd per seguire Rutelli, ma ciò non significa che non ritenga lui e diverse altre persone nel mai nato Pd degne di stima e di considerazione e di sostegno politico – elettorale.
Ad maiora

Presentato ieri a Roma il Manifesto CAMBIAMENTO E BUONGOVERNO, che vede, fra i firmatari, Francesco Rutelli, insieme a personaggi della cultura dell’impresa, delle istituzioni, dello sport.
Riporto di seguito il testo, sapendo di farvi cosa gradita e ringraziandovi delle attestazioni di stima che in questi giorni mi state facendo arrivare in relazione a questo nuovo progetto e a questo nuovo corso, che tutti speriamo virtuoso!

Manifesto
L’Italia vive una stagione difficile. La crisi è superabile e non è impossibile unire la maggioranza degli italiani intorno alle decisioni che portino il Paese sulla strada giusta.

Ma la politica non ce la fa. La politica non è tutto: una società aperta, un’economia dinamica, istituzioni sane possono vivere anche quando la politica è in crisi. In Italia siamo nel mezzo di una Guerra dei Quindici Anni che si ostina a non finire; che, anzi, continua a radicalizzarsi e sta sfibrando le istituzioni, l’economia, il tessuto sociale. Senza la capacità della politica di guidare, mediare, unire, non saranno sufficienti l’impegno, gli sforzi, i sacrifici degli italiani che intraprendono, difendono la dignità del loro lavoro, tengono duro.

Occorre dire una verità: le due attuali parti contrapposte non ce la fanno. La destra ha un capo indiscusso (con un potere mediatico, economico e finanziario senza precedenti), una larga maggioranza in Parlamento, significativi consensi popolari; eppure, non riesce a realizzare le decisioni e le riforme necessarie. L’opposizione imperniata sul PD non ha un’originale cultura politica e non propone un’alternativa credibile. La risposta per il Paese non può venire dal populismo di destra, che è uno dei maggiori pericoli per le nostre società, in special modo nelle sue componenti xenofobe; né da una sinistra socialdemocratica, un’esperienza che ha un valore storico, ormai esaurito.

Occorre tirare le conseguenze da questa verità, se vogliamo realizzare una moderna democrazia dell’alternanza. Impegnarsi per non accrescere l’asprezza del conflitto: la maggioranza degli italiani non condivide che esso degeneri in disprezzo, confusione e inconcludenza. Ma non basta.

Occorre costruire una nuova offerta politica: c’è un largo spazio di opinione insoddisfatta e di potenziali consensi per chi sappia rappresentare in modo credibile l’interesse generale e organizzare le nuove opportunità del futuro.
A questa larga parte dell’Italia va proposto un serio progetto politico democratico, liberale, popolare, di cambiamento e buongoverno.
Massimo Cacciari
Giuliano da Empoli
Lorenzo Dellai
Linda Lanzillotta
Vilma Mazzocco
Roberto Mazzotta
Andrea Mondello
Francesco Rutelli
Bruno Tabacci
Elvio Ubaldi
Giuseppe Vita

Ad maiora

Dopo molto tempo, torno a scrivere di vicende del Pd. Il tempo è stato necessario per metabolizzare le note vicende amministrative e per capire, rectius provare a capire, che cosa stesse accadendo al centro sinistra italiano e più in particolare al Partito Democratico.
Come molti di voi. assidui lettori di questo blog, anch’ io ho entusiasticamente aderito un anno fa al PD, ritenendo non solo che fosse l’unica novità della politica italiana, ma che fosse veramente la realizzazione di un sogno. Un sogno da me coltivato fin da bambino e cioè quello di vedere le culture riformiste in Italia, le tradizioni politico culturali, che avevano scritto la Costituzione finalmente insieme nella costruzione di una nuova italia e nel superamento delle categorie politiche del secolo scorso.
Purtroppo mi sbagliavo, come molti dei sinceri assertori di questa idea e come molti dei cittadini italiani, che votarono nel 2008 il PD e che, nel più dei casi, non hanno rinnovato il loro sostegno nel 2009. Quasi 4 milioni di persone senza che nessuno dica nulla o faccia per lo meno finta di accorgersene.
Come si è risposto a questa “disaffezione progettuale”? Con un lunghissimo, grottesco ed insieme inquietante congresso del PD, gestito con due votazioni e un regolamento farraginoso e complicatissimo, che addirittura non permette nel Lazio di capire chi è il nuovo Segretario regionale (stante poi la triste vicenda Marrazzo). Insomma un PD assente sempre e concentrato nella risoluzione dei problemi interni.
Ritengo che l’elezione di BERSANI non risolverà i correntismi, le dispute, i complotti e le liti (è notizia di queste ore la costruzione organica da parte di Franceschini e company di una corrente, per così dire, “istituzionale”).
Parimenti sono dell’avviso che l’elezione, la formazione e la costruzione della mozione Bersani sia il fallimento e il tradimento certificato dell’idea iniziale su cui era nato il nuovo partito.Sono certo che l’emoraggia di voti non sarà sanata e sempre più vi è l’esigenza, sul fronte progressista, di una forza con capacità espansiva, al centro e per il centro.
E’ un tornare indietro? Ritengo di si, ma è un ritorno necessitato e conseguenza di errori e mancanze di una classe dirigente inadeguata e conflittuale.
Speriamo in buone nuove… a breve!!!

Riporto dal sito affariitaliani.it

Affaritaliani.it pubblica gli ultimi sondaggi GPG sulle elezioni del prossimo 28-29 marzo. Si profila una netta affermazione del Centrodestra. Ecco le Regioni che Pdl e Lega strappano a Pd e alleati, quelle che restano a sinistra e quelle in bilico. L’Udc, che quasi certamente correrà da sola in tutta Italia, oscilla tra un massimo del 7,7% e un minimo del 4,2%
Lunedí 26.10.2009 05:38

SE OGGI CI FOSSERO NUOVE ELEZIONI, CHI SCEGLIERESTI?
Si profila una netta affermazione del Centrodestra alla elezioni regionali del prossimo 28-29 marzo, stando agli ultimi sondaggi GPG (http://il-liberale.blogspot.com/) pubblicati da Affaritaliani.it. Al Nord il Popolo della Libertà e la Lega conservano ampiamente la Lombardia e il Veneto e strappano al Centrosinistra il Piemonte. La Liguria, invece, rimane nelle mani del Partito Democratico più alleati. Le regioni rosse e la Basilicata si confermano a sinistra. Ma è al Centro-Sud che il Pd rischia di affondare. Nel Lazio (rilevazione effettuata prima dello scandalo Marrazzo) e in Calabria le forze di Centrosinistra sono avanti di pochissimo, mentre vengono superate dal Popolo della Libertà in Campania e in Puglia. L’Udc, che quasi certamente correrà da sola in tutta Italia, oscilla tra un massimo del 7,7% e un minimo del 4,2%.

TUTTI I RISULTATI DELLE REGIONI CHIAMATE AL VOTO

PIEMONTE

CDX + DX: 48,1%
CSX + SX: 42,5%
UDC: 5,2%

LIGURIA

CSX + SX: 48,0%
CDX + DX: 44,3%
UDC: 4,2%

LOMBARDIA

CDX + DX: 56,1%
CSX + SX: 36,1%
UDC: 4,3%

VENETO

CDX + DX: 56,2%
CSX + SX: 34,6%
UDC: 5,6%

EMILIA ROMAGNA

CSX + SX: 55,1%
CDX + DX: 38,1%
UDC: 4,2%

TOSCANA

CSX + SX: 56,7%
CDX + DX: 35,6%
UDC: 5,2%

MARCHE

CSX + SX: 49,7%
CDX + DX: 40,4%
UDC: 6,2%

UMBRIA

CSX + SX: 51,7%
CDX + DX: 39,1%
UDC: 4,6%

LAZIO

CSX + SX: 46,6%
CDX + DX: 44,9%
UDC: 4,9%

MOLISE

CSX + SX: 48,9%
CDX + DX: 44,1%
UDC: 4,9%

BASILICATA

CSX + SX: 52,7%
CDX + DX: 37,4%
UDC: 6,5%

CAMPANIA

CDX + DX: 48,9%
CSX + SX: 40,7%
UDC: 6,9%

PUGLIA

CDX + DX: 47,0%
CSX + SX: 41,9%
UDC: 7,7%

CALABRIA

CSX + SX: 44,3%
CDX + DX: 42,8%
UDC: 7,5%

Al via, da una settimana circa, i lavori ACEA ATO 2 per la realizzazione del collettore fognario e dell’impianto di depurazione delle acque reflue di La Botte.
La ditta appaltatrice ha già accantierato nell’area prospiciente Viale dei Colli ed ha iniziato i lavori.
L’opera ha una storia vecchia. Pensata addirittura nella Consiliatura Cerqua anno 1998, ha subito una forte accelerazione durante l’Amministrazione Lippiello, a causa delle continue pressioni fatte ad Acea.
Sono felice che i lavori e l’attività virtuosa della vecchia amministrazione sia portata a termine.
Intanto ci chiediamo che fine abbiano fatto i lavori ACEA per la rete idrica a Villanova. Erano previsti, sono iniziati e completati per un buon 50% e ora sono fermi senza che l’Assessorato ai Lavori pubblici e la nuova Amministrazione dicano nulla in proposito. Tanto meno nulla in proposito fa sapere il Consigliere Leonetti, che vantò l’opera come un suo personale successo (…le bugie hanno le gambe corte, recitava un antico adagio!) nella campagna elettorale provinciale del 2008.
Mala tempora currunt o si stava meglio quando si stava peggio!

Da circa un mese sono iniziati su tutto il territorio comunale, partendo dalle situazioni più critiche, i lavori di sostituzione e razionalizzazione della pubblica illuminazione sul territorio comunale. I lavori furono voluti, finanziati e assegnati dalla precedente amministrazione, ma, come spesso capita, i lavori inziano solo oggi.
Opera urgente, questa, che va a tentare di manutenere gli oltre 6000 punti -luce della nostra Città, che versano in condizioni di assoluto abbandono.
Con questo post ringrazio oggi per ieri l’ex Assessore ai Lavori Pubblici Filippo Silvi, ottimo politico e altrettanto ottimo amministratore, che è stato il realizzatore di questo importante obiettivo.
L’unico rimpianto è che, se i lavori di sostituzione dei pali fatiscenti fossero partiti prima, magari se non si fosse sciolto il Consiglio comunale precedente, si sarebbe evitato il triste incidente, che ha portato via un’ottima persona e un buon amico Alfonso Bernardini.
Ad maiora

Quando si parla di “eolico”, si pensa sempre a grandi distese, impianti altissimi ed eliche giganti, ma sembra ancora per poco.

Un nuovo prodotto: Swift Wind Turbine, della società statunitense Cascade Engineering, dovrebbe, a breve, entrare sul mercato dopo una prima anticipazione dimostrativa e di esperienza della scorsa stagione.
Oltre alle ridotte dimensioni, sembra che l’impatto acustico, dalle schede tecniche presentate, sia davvero sorprendente: meno di 35 decibels. Questo dato dimostra che il rumore generato dalle eliche sia da considerare praticamente pari a 0 se pensiamo che, durante una conversazione normale, si raggiungono 60 decibels.

Questa turbina eolica “personale” è costituita da cinque pale, all’interno di un’anello che le circoscrive.
A differenza degli impianti tradizionali, quest’ultimo dettaglio dell’anello esterno, provvede a diffondere il flusso d’aria generato dalle pale stesse, riducendo, in tal modo, il rumore provocato.
L’energia elettrica generata dalla Swift Wind Turbine si aggira intorno ai 2.000 kWh annui.

minieolico

Eccoci!

Seduta direi kafkiana quella dello scorso 14 Ottobre. I lavori si aprono con una reprimenda studiata del Consigliere Benetti che apre la bagarre sul tema dei rifiuti incalzando, ad arte, i consiglieri del PD con fine  di far emergere le contraddizioni fra la posizione della Regione Lazio a maggioranza PD e la posizione locale del Partito (ndr. contraddizione più che evidente a mio avviso!). A questo è seguita la requisitoria del Consigliere Guglielmo che difendendo l’operato del Pd, del gruppo locale e della Regione Lazio (direi un ottimo equilibrista!) ha chiesto il rinvio della trattazione dei punti programmatici presentati dall’amministrazione per l’assenza di De Vincenzi. Il Sindaco accetta, ma a patto che si voti congiuntamente e all’unanimità un o.d.g. che dica cose chiare a proposito dei temi ambientali, specie sulla possibilità che si bruci cdr nei forni del cementificio Buzzi.

Operazione retorica e inutile, questa! Esiste già un protocollo d’intesa con la Buzzi – di cui ho dato già conto su questo blog – che impedisce allo stabilimento di bruciare cdr nei propri forni senza l’assenso delle Istituzioni locali (il protocollo è stato prodotto dalla precedente aministrazione!)

Dopo ore di sterile e stucchevole dibattito sul tema rifiuti costellato da notevoli e diffuse imprecisioni, che abbiamo tentato di correggere con i nostri pochi interventi, si è passati alla sospensione, alla redazione di un documento e alla votazione unanime dello stesso.

Un altro documento inutile che ribadisce i soliti concetti e non affronta con concretezza il tema rifiuti. Intanto Guidonia da più di venti anni è sede di discarica per la miopia di molti pseudo – ambientalisti anche se in buona fede e spesso strumentalizzati  e per l’insufficienza della classe dirigente locale.

Il Sindaco Rubeis pungolato dai banchi della Maggioranza e invitato a leggere le linee programmatiche prosegue, a dispetto delle assicurazioni, in questa direzione. Sul tema abbiamo avuto una posizione molto lineare e coerente. Il punto all’o.d.g. o si apriva e si concludeva o si rinviava tout court. Il pasticciaccio proposto che il punto si aprisse, che il Sindaco leggesse le linee e la votazione si rinviasse proprio non ci è piaciuto e con determinazione siamo riusciti ad imporre questa linea.

Il Pd (a dire il vero ridotto a soli tre Consiglieri e neanche con grande veemenza) ha scompostamente contraddetto questa decisione e si è aperto un parapiglia specie quando il Presidente dell’Assise ha forzato la mano e messo in votazione. Parole grosse, strumentalizzazioni, intimidazioni e la minoranza che esce dall’Aula ad eccezione del solito di Silvio. Votazione: 18 favorevoli ed un contrario.

Nota personale: per fortuna che sono andato via prima dell’ultima fase, le tre ore precedenti costellate da demagogia e retorica a gogo mi erano bastate ed ero assolutamente esausto… e ho l’impressione di non essere solo nella nostra Città!!!

Ad maiora

Parole sagge!