Aldo Cerroni

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Archivio per Marzo, 2011

Via Garibaldi – Villanova di Guidonia: Cerroni “annullare l’ordinanza che istituisce il divieto di accesso ai veicoli da Via Campolimpido”

“Il divieto di accesso su Via Garibaldi a Villanova per i veicoli che provengono da Via Campolimpido è inutile e dannoso. Va annullata l’ordinanza 419 che lo istituisce. Sul tema presenterò una mozione in Consiglio comunale ”lo dichiara in un comunicato Aldo Cerroni, consigliere del Gruppo API e VicePresidente del Consiglio a Palazzo Matteotti.

“Notizie di stampa confermano – prosegue Cerroni – che i cittadini e i commercianti che sul tratto di strada interessato sono residenti e che lì insistono con la propria attività commerciale sono fermamente contrari e, in proposito, hanno presentato al Sindaco Rubeis una petizione con circa 1000 sottoscrizioni per far ravvedere nel merito l’Amministrazione comunale”.

“L’ordinanza in parola è stata assunta in via sperimentale ed in via strettamente provvisoria al fine di rendere più fluido il traffico veicolare del comprensorio.

Tale ordinanza – che riguarda la seconda arteria in termini di importanza del territorio della III Circoscrizione – è stata assunta senza il parere preventivo della commissione consiliare competente e senza una pur rapida consultazione del territorio e dei consiglieri comunali eventualmente interessati”.

“La sperimentazione – insiste Cerroni –  è totalmente fallita”.

“Con l’inibizione del traffico che da Via Campolimpido si riversava su Via Garibaldi i veicoli che ivi transitano sono costretti ad utilizzare la Via Maremmana ossia l’arteria principale del centro abitato già notevolmente congestionata, andando ad aggravare una situazione già prossima al collasso.

Nella mozione che spero presto verrà discussa in Commissione e Consiglio chiedo l’annullamento dell’ordinanza e che della questione relativa alla fluidità del traffico su Via Garibaldi sia interessato il Comando P.M. e la Commissione LL.PP”.

Sig. Presidente,  Sig. Sindaco, colleghi,

nel  celebrare  la festa  dell’unità d’Italia,  la mia riflessione e quella di Alleanza per l’Italia, pur nella spiacevole costatazione della mancata condivisione del percorso organizzativo con l’intero Ufficio di Presidenza, parte dal presupposto che i fatti , accaduti 150 anni or sono, hanno avuto come obiettivo primario la consapevolezza dell’urgenza di riunire sotto un’unica bandiera piccoli regni e stati frammentati, diversi fra loro per tradizioni, ma uniti dall’unica realtà culturale e ideale, che va sotto il nobile concetto di “nazione”. A tale scopo,  provvidenziale è stata l’opera di Giuseppe Garibaldi, che, in breve, è riuscito a fare il primo passo dell’unità territoriale. Successivamente – fatti gli italiani – si è  costituita la Patria, in cui il sangue sparso e i sacrifici dei nostri fratelli hanno avuto il loro naturale e straordinario approdo.

Tale premessa, per chiarire alcuni aspetti dell’attualità. Togliendo alle celebrazioni l’immancabile retorica, si può senz’altro affermare che il Risorgimento, nel suo significato più vero, ha dato inizio ad un processo di democratizzazione della nazione, in cui cultura e conquista delle libertà sono andate di pari passo con l’esigenza di una coesione sempre più forte dei cittadini, pur nel rispetto delle tradizioni di ciascun contesto popolare. E’ qui che si innesta il Federalismo vero, quello cioè che, nel rispetto dell’Italia unita, non ignora le differenze dovute a tradizioni e dialetti. Ciò non ha nulla a che fare con i conati di secessionismo o con i tentativi di ipotizzare nuove terre e nuovi popoli che non siano la nostra Italia, in un continuo atteggiamento di contrapposizioni inconciliabili.

Giuseppe Galasso, uno dei nostri storici più operosamente e puntualmente impegnati nella riflessione sul centocinquantenario, ha ricordato come dopo il 1860 una parte delle stesse forze risorgimentali “andò all’opposizione” e come la critica del Risorgimento abbia conosciuto significative espressioni. Anche oggi d’altronde non si chiede – nelle celebrazioni – una visione acritica del Risorgimento, una rappresentazione idilliaca di un mondo unitario e tantomeno della costruzione dello Stato nazionale. Quel che è giusto sollecitare è un approccio non sterilmente recriminatorio e sostanzialmente distruttivo, un approccio che ponga in piena luce il decisivo avanzamento storico che – al di là di contraddizioni e perfino di storture da non tacere – la nascita dello Stato nazionale unitario  ha consentito all’Italia.

Affermiamo che l’unità d’Italia si è incarnata ben presto nel concetto di democrazia, una grande conquista, che, dopo la parentesi del fascismo, non ha subito più scosse particolari, grazie anche al fatto che lo sforzo dei legislatori privilegiò, nel tempo, oltre alla soluzione dei problemi sociali, l’aspetto culturale. Si ebbe l’intuizione che una democrazia cresce e si consolida soltanto quando il popolo, superato il problema dell’analfabetismo, riesce ad acquisire strumenti culturali più solidi, garanti della libertà: è ovvio, infatti, che l’ignoranza  agevola, se non determina, la nascita della dittatura. Ciò dovrebbe far riflettere chi oggi è incaricato di guidare il paese: non ignorare che la cultura è un formidabile strumento di democrazia!

Alleanza per l’Italia, mentre partecipa con convinzione e consapevolezza a questa celebrazione, augura alla Patria comune un destino di crescita globale, in cui il federalismo non significhi nel modo più assoluto mettere in discussione l’unità senza  rinunciare, per questo, alle  municipalità.

E dunque, sia più che mai questo 17 Marzo 2011, la riflessione e la festa con cui oggi lo celebriamo nel simbolo storico della Nostra municipalità, pegno della nostra determinazione nel riaffermare, tutelare, rinsaldare l’Unità nazionale, che fu la causa cui tanti Italiani dedicarono il loro impegno e la loro vita.

Viva l’Italia.

Riporto un articolo di Paolo Virzì , pubblicato il 11 marzo 2011 e che condivido appieno.

Il destino della attività creativa è stato da sempre quello di destreggiarsi tra gli umori dei Principi, la benevolenza insidiosa dei Mecenati astuti, l’elemosina interessata del ministro e dell’assessore.Ma mai come in questi anni abbiamo assistito a tanta devastante arroganza contro i nostri artisti, specie i migliori e i più liberi, da parte di figure di primissimo piano del potere politico.

Un dileggio divertito, che ha fatto da colonna sonora al più esplicito e rude progetto di ridimensionamento che la nostra storia ricordi. Pensare che invece la bellezza, lo stile, la cultura, sono il petrolio dell’Italia, la sua più grande ricchezza, oltre che la sua inimitabile identità. E non solo perché viviamo in uno sterminato museo a cielo aperto, che purtroppo abbiamo già colpevolmente ferito. Ma perché è evidente che nel tempo, nonostante divisioni, sciagure, guerre, gli italiani sono stati capaci di tramandarsi questo segreto: han custodito generazione dopo generazione una sapienza sopraffina e geniale per l’espressione artistica, per il senso del bello, per concepire il divertente, il commovente, l’affascinante.

Quel poco o tanto di prestigio di cui godiamo nel mondo lo dobbiamo soprattutto (o forse soltanto) a questa risorsa straordinaria e unica: la nostra cultura, la nostra musica, la nostra architettura, la nostra poesia, il nostro cinema, la nostra narrativa, il nostro teatro, le nostre arti figurative. Ma anche ad un certo modo di cucinare, di mangiare, di bere, di vestirsi, di arredare le case. Noi siamo gli italiani. Quella patria giovane dal passato travagliato, ammalata di un’arretratezza gravissima che spesso ci sconforta, ma che pure è ancora capace di offrire al mondo esempi miracolosi di eccellenza intellettuale e artistica.

Se per caso c’è in giro qualcuno che voglia occuparsi di un’Italia futura non potrà che ripartire da questa forza misteriosa e inesauribile che ha attraversato i secoli, liberandone finalmente le potenzialità e le energie, e mettendole saggiamente a profitto, per il bene di tutti.

Paolo Virzì è regista, sceneggiatore e produttore cinematografico. Il suo ultimo film, “La prima cosa bella”, ha ricevuto diciotto candidature al David di Donatello ottenendo tre riconoscimenti: per la miglior sceneggiatura, per la miglior attrice protagonista e il miglior attore protagonista.

Ho assistito ieri sera su Rai 3 al programma di Iacona “Presa diretta”, in cui con sobrietà e dando la parola ai protagonisti, pur se con una tesi precostituita si dava conto di una vicenda che interessa l’Italia, Roma e ahinoi anche la Nostra Guidonia Montecelio.

Trattasi dell c.d. “Parentopoli” specie in ATAC ed AMA, che vede entrare prepotentemente nella cronaca nazionale personaggi della politica guidoniana.

Non voglio fare assolutamente dei facili moralismi, ma ciò che sorprende è la dimensione delle vicende in questione e la tranquillità con cui esponenti politici locali ne parlano rivendicando i successi del proprio governo.

Mi riferisco in particolare al “Catone il censore de noantri” – Rubeis, che intervistato insieme ad un paio dei suoi assessori, invece di stigmatizzare le vicende (sempre che vi siano degli illeciti) rivendicava la trasparenza e la correttezza della sua gestione.

Se non fosse che uno dei primi atti dell’Amministrazione Rubeis è stato lo svolgimento di Concorsi in cui furono assunti parenti, affini e amici di turno dei maggiorenti locali, pratica contro la quale lo stesso Sindaco si era scagliato pochi mesi prima.

Il fenomeno descritto dal programma oltre a profilare ipotesi di voto di scambio evidenza profili di cattiva ed inadeguata amministrazione. I conti in rosso delle aziende, ad esempio, come la mancanza di autisti a fronte di chiamate dirette per più di 850 dipendenti in soli due anni.

Un’illegalità o presunta tale, diffusa, che – ed è questo l’elemento di maggiore inquietudine – non indigna e viene letta come una pagina normale della cronaca politica con nessuno che ne prenda seriamente le distanze.

Forse perché non può farlo?

Mala tempora currunt dicevano i saggi Latini, ma puntualmente aggiungevano ad maiora