Aldo Cerroni

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Archivio per Maggio, 2011

In questi giorni, in occasione della votazione in Consiglio regionale della P.L. 168/2011, riforma della legge cave con riferimento alle proroghe delle attività autorizzate, in regola e il cui progetto di escavazione non sia esaurito, il Sindaco Rubeis,  in preda ad un delirio autoreferenziale,  ha rilasciato dichiarazioni eccessive e disgustose.

Fra le tante amenità e le imprecisioni da incompetente,  su cui si è dilungato, ha strumentalizzato la questione delle subsidenze, che ha riguardato e riguarda il territorio di Villalba dopo aver taciuto, sulla questione medesima,  per circa due anni.

Oltre il disgusto che si prova nel verificare come un Sindaco strumentalizzi questioni importanti e gravi, che determinano la sofferenza di molta gente, tale contegno ha esplicitato (finalmente n.d.r.) una strategia, che gli addetti ai lavori ben conoscono, di attacco alle attività estrattive non per scrupoli ambientalisti,  che l’architetto – cementificatore Rubeis non ha mai avuto, pur avendoli millantati per diverso tempo, ma per esigenze di parte nella ormai annosa “guerra dell’acqua” fra le Cave e le terme.

E’ fatto notorio, infatti, che l’architetto Rubeis sia tecnico “interessato” alle vicende del socio privato delle Terme di Roma ex “aque albule” e che in diverse occasioni ne abbia curato anche alcune progettazioni sia a Guidonia Montecelio che a Tivoli.

Altra questione: con la delibera di Giunta n. 277 del 18 novembre 2010,  lo stesso Sindaco Rubeis si determinava, in assenza di decisioni della Consulta regionale cave, a prorogare le autorizzazioni, sua sponte, nei medesimi termini previsti dalla proposta di Legge in discussione in Consiglio regionale.

Questo è veramente troppo. Rubeis terrorizza le imprese e i lavoratori delle cave, strumentalizza coloro che subiscono il problema subsidenza, senza essersene fin qui occupato e sostiene attività (che potrebbero benissimo convivere), ma che hanno sviluppo nel territorio del Comune di Tivoli e le società nel Comune di Roma e per di più si sostituisce alla Regione e proroga le attività estrattive (magari perché in quel momento qualche imprenditore del settore glielo chiede).

D’altra parte è difficile aspettarsi la tutela degli interessi del territorio di Guidonia da parte di chi risiede nel Comune di San Polo dei Cavalieri, ed è cerchiobottista per natura e non decisore e competente come vorrebbe far pensare.

Ad maiora

Un breve ragionamento.

All’indomani della contesa elettorale, pur nella mancanza di interesse locale a questa tornata amministrativa (a Guidonia Montecelio non si votava!), mi sembra necessario fissare alcuni punti.

La considerazione,  fin troppo ovvia e lapalissiana,  è che il fronte PDL – Lega, al di là dei risultati di Milano,  esce ridimensionato. Il progetto politico, alternativo alla Sinistra,  sembra perduto, e – forse per la prima volta – la personalizzazione voluta e cercata da Berlusconi non ha premiato, anzi forse ha danneggiato,  i candidati del Centro – destra.

Tuttavia,  non si può dire che il PD abbia vinto le elezioni. Il fronte antiberlusconiano, infatti, si è diviso e differenziato ancor più di prima ed è oggettivamente difficile,  su queste basi,  costruire una credibile e salda alternativa di governo. Fra il qualunquismo dei grillini, l’estremismo della sinistra antagonista e il giustizialismo di Di Pietro appare di fatto difficile la compenetrazione di interessi e di disegni politici. Il PD non catalizza ed è ingessato su dati consueti.

Il Nuovo Polo non esplode, ma tanto meno implode. Segna il passo e dà un segnale, più forte nelle realtà locali, di presenza vera nel primo importante test elettorale.

In molte realtà si è determinanti per la vittoria finale, ma ora la valutazione va fatta, a mio modestissimo avviso, sui programmi amministrativi dei differenti candidati, ma anche sulla “vocazione” dei diversi candidati allo scardinamento dell’attuale sistema bipolare.

La mission rimane sempre la stessa: la critica al bipolarismo, la necessità di superarlo e la progressiva fuoriuscita dalla transizione infinita verso la Seconda Repubblica, di cui il “berlusconismo”  ad ogni buon conto è CAUSA -EFFETTO.

Bisogna insistere, con tenacia e pazienza,  in questa direzione senza se e senza ma.

Ad maiora

“Il terzo polo sarà decisivo. Nei ballottaggi ci schiereremo. Il terzo polo sta con la gente normale che è stanca del bipolarismo esasperato”. Il leader dell’Api definisce ”esaurito” il bipolarismo a soli 5 anni di distanza da quando sembrava ”consolidato e irreversibile” e stila la lista delle numerose città dove è possibile che alle prossime elezioni amministrative si vada al ballottaggio: Napoli, Milano, Torino e Bologna.

”La crisi del bipolarismo nasce dalla crisi dei due maggiori partiti – afferma Rutelli – . Berlusconi cerca di porvi rimedio con una versione farsesca del bipolarismo: urla e strepita, allontana i moderati che verranno da noi. C’è sempre un maggior disagio tra i suoi elettori”.

Per Rutelli, Berlusconi ”più fa propaganda urlata e meno governa”, come nel caso del decreto legge per lo sviluppo – aggiunge – che è solo un ”comunicato stampa”, neanche trasmesso al Quirinale per la firma. Il numero uno di Alleanza per l’Italia ipotizza che il terzo polo peserà nei ballottaggi e ”all’indomani del primo turno – dice Rutelli – ci riuniremo e decideremo caso per caso quale indicazione dare. Ci sarà libertà di scelta in situazioni molto limitate, anzi limitatissime, certo non in quei ballottaggi che hanno una valenza nazionale”. ”Noi entreremo in campo – conclude – e questo significa che i due poli non possono dare niente per scontato”.

“I due maggiori partiti, Pdl e Pd, non hanno saputo mantenere le promesse. Il primo, insieme alla Lega, avrebbe dovuto rappresentare un centrodestra moderno e liberale e invece ha preso la deriva di un plebiscitarismo e di un populismo personale: quello di Berlusconi. Il Pd doveva essere il partito del riformismo moderno, ma ha fallito e nel centrosinistra c`è il dominio delle ali estreme. Il Partito democratico è una nave esposta a tutte le tempeste degli ultras: al populismo di Nichi Vendola, al giustizialismo di Antonio Di Pietro, al qualunquismo di Beppe Grillo. E a proposito del Partito Democratico, vorrei dire un cosa II Pd prima o poi

dovrà decidere: non può pensare di tenere insieme noi, Vendola e Di Pietro. Il nostro polo è una forza autonoma che non può allearsi per il governo del Paese con Sel e Italia dei valori che non condividono una politica estera responsabile e sono sempre schierate con le forze sindacali più radicali”