Ulisse e Polifemo…

Sarà un articolo un po’ lungo, ma è tanto (troppo) che non ci si sente su queste pagine e pertanto ho necessità di dire la mia su alcune questioni.
D’altra parte queste pagine sono dedicate agli affezionati, agli amici, ai sognatori e pertanto QUESTI certamente troveranno il tempo di leggere le mie farneticherie.

GOVERNO: lo SPREAD a 340 e il MURO della UE.

1. Non entro nel merito degli scontri verbali (Salvini, Juncker, Di Maio, Moscovici).
Invece osservo che lo spread a 340 euro (ad esempio il 19 ott) è il frutto del vuoto dirigenziale del MEF e della impreparazione professionale di DI MAIO e SALVINI.
2. Secondo la scienza delle finanze:
a) il debito pubblico nasce come alternativa ad un’imposta straordinaria (una sola volta).
b) il debito va pagato mediante una imposta ordinaria annuale, pari alla rata di ammortamento, oppure mediante una percentuale del gettito fiscale.
3. In Italia non si fa più così (ossia come al punto b). Da molti anni il debito viene pagato con nuovo debito, e questo espone lo Stato italiano alle altalene dello spread.
4. Esporsi allo spread vuole dire sollevare un problema monetario, di competenza della BCE, e dunque della UE.
Conclusione: se l’Italia si trova esposta alla corda al collo, è solo perché non affronta il pagamento del debito mediante il potere fiscale (punto b).
L’Italia ha perduto il potere monetario, ma non quello fiscale. Questo è l’espressione massima della sovranità dello Stato.
Ad es. es. in casi estremi, lo Stato potrebbe (in via eccezionale, all’occorrenza, una volta, ma poi rimettere le cose come stavano) aumentare l’IRPEF, di qualche punto, per tutte le classi di reddito (escluse, magari quelle con reddito basso) per trovare i soldi mancanti (dunque, non sul mercato finanziario).
In pratica, in luogo di emettere BTP che sarebbero sottoscritti dalle classi di reddito medio-alte, si tratta di chiedere a loro i medesimi soldi mediante un prelievo fiscale definitivo (ossia senza restituzione).
Dunque, Salvini (anziché farci vergognare tutti per le male parole verso MOSCOVICI) veda di attivare il potere fiscale, contro lo spread se proprio vuole combinare qualcosa di concreto.
Dico a SALVINI, perché con TRIA e con la burocrazia MEF non ci capisco più niente.
Il Governo oggi sembra intenzionato a fare marcia indietro sulla manovra almeno parzialmente.
Speriamo sia vero! Il loro assurdo braccio di ferro è costato al sistema Italia più di 300 miliardi di euro. E naturalmente nessuno parla più di Flat Tax e delle altre amenità su cui hanno vinto la campagna elettorale.
Sintetizzo: Vincono barando e governano aumentando la povertà dell’Italia.

TAV e termovalorizzatori
Si sblocchi subito la TAV visto che ogni giorno di ritardo ci costerà milioni di euro e il rischio di perdere i finanziamenti europei.
Si facciano il Terzo Valico e la Gronda a Genova, quest’ultima senza costi per il bilancio pubblico. Ogni giorno che passa per Genova è un disastro. Si è pefino dimessa anche la Commissaria per il Terzo Valico.
Si facciano le opere bloccate a cominciare dalle tramvie/metropolitane e dagli aeroporti, infrastrutture strategiche per la qualità della vita e per la capacità di attrarre investitori.
Non si deve demonizzare i termovalorizzatori, così come non si deve inneggiare ad essi. Se il dibattito è questo, diviene ideologico e come tale sterile. Un dato è certo. In Italia i termovalorizzatori (specie al centro sud) sono pochi, mentre le discariche ancora troppe. Vi è un dato ancora più grave. Il Lazio (quello del decantato modello Lazio!) esporta la maggior parte dei rifiuti.
Giustamente qualcuno più autorevolmente di me ha recentemente affermato “o si va in discarica o si esporta incenerimento in altri paesi o in altre regioni, magari senza dirlo troppo a voce alta, trasformando rifiuti urbani in speciali. Perché questa ipocrisia è evidente a chiunque faccia due conti? Semplice, perché la comunicazione politica ha individuato l’incenerimento come facile capro espiatorio, come elemento simbolico da gettare in pasto ad una opinione pubblica impaurita. Se seguisse un ragionamento razionale promuoverebbe il riciclaggio, punterebbe a «discarica zero» e individuerebbe un numero ragionevole di impianti di termovalorizzazione”
Non è tempo di demagogia e battaglie identitarie non basate su fatti reali, è tempo di decisioni serie e concrete.
Sul nostro TMB nulla si sa. Né parte, né viene demolito, nel frattempo la città non guadagna e paga per conferire rifiuti, la discarica non viene bonificata e l’immobile non viene né requisito, né abbattutto.
Io lo farei partire solo per il quadrante NORD EST, l’ho detto e forse ho perso per questo le elezioni, Barbet ed il PD volevano eliminarlo. Che il Sindaco lo faccia ad esempio annullando la concessione edilizia.
Lo può fare, ma non lo fa… come non fa tutto il resto!

LA POVERTA’… specie quella dei MINORI
Uno studio di openpolis

ci certifica e chiarisce quale è la vera priorità del nostro Paese e ritengo che senza fra ripartire le infrastrutture, modernizzare il paese, abbassare la pressione fiscale ed incentivare le imprese non ci sia modo di fronteggiarla… certamente no con il vergognoso ed immorale “reddito di cittadinanza”.
Nel corso dell’ultimo decennio, a causa della crisi economica, le condizioni materiali di una parte importante della popolazione sono peggiorate. Nel 2005 si trovava in povertà assoluta il 3,3% dei residenti in Italia. Dodici anni più tardi, nel 2017, questa quota è più che raddoppiata, e ha raggiunto l’8,4%.
Sono considerate in povertà assoluta le famiglie e le persone che non possono permettersi le spese minime per condurre una vita accettabile. Vai a “Che cos’è la povertà assoluta”
Una tendenza che purtroppo non ha risparmiato bambini e adolescenti. Anzi, l’incidenza della povertà assoluta è più alta proprio tra i minori di 18 anni.
12% di bambini e adolescenti in povertà assoluta

ASIA BIBI
Asia Bibi è una donna cristiana del Pakistan, mamma di cinque bambini, condannata all’impiccagione per blasfemia. Asia è stata recentemente assolta ma non può lasciare il Pakistan perché è ostaggio dei gruppi di fondamentalisti islamici che la vogliono di nuovo in carcere. In Italia la storia di Asia è diventata la storia di tutti: da destra a sinistra sono tanti quelli che chiedono di poter aiutare questa mamma. Firma anche tu, aiutiamo Asia e i suoi bambini.

Caso Cappato


La #Consulta nell’udienza del 24 ottobre, non ha preso una posizione sulla legittimità costituzionale dell’art. 580 c.p. (istigazione o aiuto al suicidio) sollevata nel procedimento a carico di #MarcoCappato nella vicenda #DJFabo.
Con uno stringato comunicato stampa il giudice costituzionale rende noto di aver rinviato il #processo.
Lo scorso febbraio, la Corte di Assise di Milano ha ritenuto di dover sollevare questione di legittimità
dell’art. 580 c.p. nella parte in cui incrimina le condotte di aiuto al suicidio in alternativa alle condotte di istigazione e, quindi, a
prescindere dal loro contributo alla determinazione o rafforzamento del proposito di suicidio e prevede che le condotte di agevolazione dell’esecuzione del suicidio, che non incidano sul processo deliberativo dell’aspirante suicida, siano sanzionabili con la pena della reclusione da 5
a 10 anni, senza distinzione rispetto alle condotte di istigazione.
La Corte Costituzionale ha rilevato che l’attuale assetto normativo concernente il fine vita lascia prive di
adeguata tutela determinate situazioni costituzionalmente meritevoli di protezione e da bilanciare con
altri beni costituzionalmente rilevanti e ha così deciso di rinviare la trattazione della questione per consentire in primo luogo al Parlamento di intervenire con un’appropriata disciplina.
Il rapporto etica-diritto non è mai facile, ma poter decidere del proprio destino rimane un diritto di tutti.
Ora la parola al #Parlamento… sperando che non si sottragga!

L’incidente della nave “Aquarius” nelle sabbie mobili del diritto internazionale e del diritto UE (una veloce analisi giuridica… per chi ha tempo e voglia)


Nella prima decade del mese di giugno 2018, oltre 600 persone, i migranti provenienti gran parte dall’Africa del nord, sono state soccorse da navi stracolme nelle acque centrali del Mediterraneo, nelle operazioni di soccorso e ricerca – c.d. operazione SAR, che pone a carico delle Parti il vincolo di prestare assistenza agli individui in pericolo in mare – poste in atto dalle imbarcazioni delle organizzazioni non governative e dalla marina militare italiana. Il governo italiano, presieduto dal presunto Primo Ministro Conte, in concerto con il Ministero degli Interni e quello delle infrastrutture, disponeva la chiusura dei porti e ordinava all’imbarcazione Aquarius di non entrare nel territorio italiano. Il governo di Malta, a sua volta, come asserito sempre dal suo Premier, stava agendo nel piano rispetto al diritto internazionale.
Com’è ben noto ai tanti studiosi del diritto internazionale del mare, i mari e gli oceani sono divisi in contesti regionali e di soccorso per ciascuno dei quali uno Stato costiero ha la piena responsabilità. La Convenzione di Amburgo sulla ricerca e il salvataggio marittimo – Convenzione SAR. Va aggiunto, inoltre, che la Convenzione del 1979 impone agli Stati contraenti di adottare ogni necessaria misura al fine di fornire adeguati servizi, per l’appunto, di ricerca e salvataggio di individui in pericolo in mare, costituendo appositi centri di coordinamento e di soccorso. Ancora, devono garantire che il coordinamento e la cooperazione avvengano al fine di procedere allo sbarco di persone salvate in un luogo sicuro.
L’Italia aveva colmato già de facto questa lacuna, coordinando eventi SAR nella regione di soccorso e ricerca libica. Gli Stati, in acque internazionali o mare aperto, che non può essere sottoposto alla sovranità di alcuna entità statale, possono esercitare la giurisdizione nel momento in cui gli organi statali erano fisicamente presenti a un particolare incidente e, in tal modo, esercitano il controllo effettivo sui migranti richiedenti protezione.
Determinare l’ambito giurisdizionale dei diritti dell’essere umano comporta una certa complessità, nel momento in cui gli organi ufficiali dello Stato costiero non sono e sul piano personale e sul piano concreto nella zona delle acque internazionali, dove maggiormente è tangibile e presente il pericolo. Una vicenda a cui è possibile entrare sia a titolo di esempio sia in modo minuzioso concerne la sentenza Women on Waves. Portogallo del 3 febbraio 2009, emessa dalla Corte EDU, che ha espresso alcune questioni di diritto in particolar modo in merito alla libertà di navigazione, classica problematica del diritto internazionale del mare.
Difatti, la Corte EDU ha considerato che l’invio da parte delle autorità del Portogallo di una nave da guerra che, operando fuori dalle proprie acque territoriali, avesse ostacolato alla nave ONG di poter fare ingresso nel mare territoriale dello Stato, comportasse una violazione delle disposizioni sostanziali della Convenzione EDU. Questo Memorandum, sulla cooperazione nel campo dello sviluppo, del contrasto all’immigrazione illegale, al traffico di esseri umani e via discorrendo, è stato firmato a Roma il 2 febbraio 2017, dal Primo Ministro Paolo Gentiloni e da Fayez Mustafa Serraj, capo del governo di riconciliazione nazionale. L’esempio tipico è possibile evincerlo da quello che è accaduto il 6 novembre del 2017, quando un motoscafo con i migranti a bordo in difficoltà, prima della costa libica, è stato intercettato simultaneamente dalla guardia costiera libica e da una nave di salvataggio dell’ONG tedesca Sea-Watch. Almeno 20 persone, fra cui due bambini, persero la vita durante un controverso salvataggio che aveva visto fronteggiarsi la Guardia costiera libica, addestrata e finanziata dal governo italiano, e la nave di soccorso della ONG tedesca Sea-Watch.
I migranti sono stati riportati in Libia su una motovedetta donata dall’Italia in ossequio al Memorandum d’intesa firmato dai due Paesi nel febbraio del 2017. Proprio in conseguenza di quell’accordo, secondo i ricorrenti, il governo italiano ha supportato e coordinato l’intervento libico in mare nella gestione dei flussi migratori. L’insuccesso dell’Italia, come pure di Malta, di offrire un place of safety ossia un rifugio che sia provvisto di ogni dovuta sicurezza all’imbarcazione Aquarius è stato deplorevole, come minimo, ma non necessariamente illegale.
Il modo in cui l’incidente dell’Aquarius si è svolto è emblematico della penuria di solidarietà tra gli Stati membri dell’UE nell’affrontare l’arrivo delle persone che migrano verso luoghi più sicuri. La vicenda dell’imbarcazione Aquarius può essere un promemoria delle potenziali conseguenze che ha cagionato l’assenza del «principio di solidarietà» e «equa tripartizione» tra gli Stati membri dell’UE, che implica che ogniqualvolta necessario gli atti dell’UE prevedano misure appropriate.
2. L’Italia e i suoi porti chiusi in contrasto con le norme di diritto internazionale?
Il rifiuto del governo italiano ha suscitato una serie di dure critiche sia da alcuni Stati membri dell’UE , sia dalla dottrina internazionalistica . Infatti l’art. 98 della Convenzione Cnudm che così dispone: «1. Ogni Stato deve esigere che il comandante di una nave che batte la sua bandiera, nella misura in cui gli sia possibile adempiere senza mettere a repentaglio la nave, l’equipaggio o i passeggeri: a) presti soccorso a chiunque sia trovato in mare in condizioni di pericolo; b) proceda quanto più velocemente è possibile al soccorso delle persone in pericolo, se viene a conoscenza del loro bisogno di aiuto, nella misura in cui ci si può ragionevolmente aspettare da lui tale iniziativa; c) presti soccorso, in caso di collisione, all’altra nave, al suo equipaggio e ai suoi passeggeri e, quando è possibile, comunichi all’altra nave il nome della propria e il porto presso cui essa è immatricolata, e qual èil porto più vicino presso cui far scalo»
Chiaramente, l’obbligo di prestare soccorso non è assoluto, ma è condizionato dalla circostanza che la nave soccorritrice, il suo equipaggio e i suoi passeggeri non siano posti in pericolo . Lo status di pericolo viene di solito reclamato da navi nel mare territoriale dello Stato costiero e non in mare aperto, come era per l’imbarcazione Aquarius, tuttavia è plausibile la ragione che tale diritto valga pure per le navi che si trovano al largo delle acque internazionali. Il nocciolo della questione, certamente, è intendere se la nave Aquarius fosse concretamente nell’ambito del reale pericolo. Per comprendere ciò, è sufficiente la lettura della Convenzione internazionale sulla ricerca ed il salvataggio marittimo – Convenzione SAR o di Amburgo del 1979 – dove viene enunciata l’espressione fase di pericolo che è definita «quale situazione nella quale vi è luogo di pensare che una persona, una nave o altro congegno sono minacciati e che hanno bisogno di soccorso immediato».
Gli Stati non hanno quindi l’obbligo di portare direttamente soccorso, ma sono vincolati da un obbligo di due diligence. Quest’obbligo permane anche qualora essi agiscano sotto l’egida di un ente sovranazionale, quale la NATO o l’Unione Europea. Ciò non posizionerebbe l’Italia nel dover sentirsi vincolata a concedere lo sbarco sul proprio suolo. Una interpretazione, tuttavia, della norma considerata contenuta nella Convenzione di Amburgo, che si poggia sul c.d. principio dell’efficacia, prontamente sosterebbe per un obbligo non rispettato di sbarco nella zona di ricerca e salvataggio dello Stato responsabile, la divergente prassi degli Stati considerati giustifica che si tratti di questione contesa.
Questo Regolamento collega nettamente l’attività di soccorso in mare all’attività di sorveglianza e pattugliamento e richiama il c.d. principio di non refoulemen. Questo principio sottolinea il divieto di respingere un richiedente asilo o un rifugiato verso le frontiere di uno Stato, in cui la sua vita e/o la sua libertà siano minacciate. Tale principio, inoltre, è stato considerato non solo di natura consuetudinaria, oltreché convenzionale, ma anche principio che si applica sia a chi è in possesso dello status di rifugiato, sia a chi chiede tale status. al largo delle coste sud italiane, il governo italiano, presieduto dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, emetteva l’ordine all’imbarcazione dell’ONG di fermarsi e di non tentare di entrare nelle acque territoriali italiane.
Oltre questo limite, il diritto internazionale non dice nulla ossia non offre alcun motivo per interferire con la navigazione di navi battenti bandiera di altro Stato ai fini migratori. In considerazione del fatto che lo Stato italiano non ha ancora ufficialmente promulgato una zona contigua. Lo Stato italiano si è astenuta finora dal proclamare una zona contigua di 24 m. Da quanto riportato, si dedurrebbe che l’ordinamento italiano contempli la zona contigua ratione materiae, vale a dire che la preveda ai soli fini dell’immigrazione e non pure a quelli di polizia doganale e via discorrendo.
Se si consulta, a titolo di chiarezza e di esempio, il sito del Dipartimento delle Nazioni Unite, che si occupa del diritto del mare e delle questioni degli Oceani, non vi è traccia di registrazione di tale zona dell’Italia, con cui gli Stati non obbligatoriamente registrano le proprie legislazioni interne circa le aree marittime. L’ordine impartito dalle autorità italiane al comandante della imbarcazione Aquarius di non entrare nelle acque territoriali e di rimanere a 35 m. al largo dalle coste italiane e ogni ulteriore ordine è privo o assente di fondamento giuridico. Nel momento in cui l’allusione viene fatta all’interferenza, di solito s’indica un’ingerenza fisica con la nave, id est quello di interdire, imbarcare o dirottare l’imbarcazione dalla sua rotta.
Gli Stati costieri hanno il diritto di avvertire le navi che si dirigono verso i loro porti sulle condizioni a cui l’ingresso di queste navi è dipeso, prima che facciano ingresso nelle acque territoriali di ciascuno Stato. Su analoga vicenda è intervenuto il Tribunale internazionale del diritto del mare, cui lo Stato di bandiera olandese si era rivolto. I giudici del Tribunale del mare ordinavano alla Federazione Russa – la cui Guardia costiera aveva sequestrato l’imbarcazione Arctic Sunrise – di rilasciare la nave e l’intero equipaggio.
3. Etica dei diritti umani quale rafforzamento del diritto migratorio
I due Paesi, secondo qualche autore, non avrebbero violato ed il diritto internazionale del mare e quello riguardante i diritti della persona. Questo e analoghi eventi delineano non solamente il fatto che la gestione dell’arrivo di individui, provenienti da Stati terzi, che fanno domanda d’asilo, in particolar modo nel vecchio continente europeo, ha cagionato una serie di profonde crisi, come pure da masse di cittadini che migrano irregolarmente da Paesi extra UE non subirà, almeno per ora, un arresto. Da ciò si comprende come sia necessario trovare delle soluzioni di lungo periodo a questo ormai fenomeno inarrestabile. Soprattutto in una condizione di estrema vulnerabilità come è, prevalentemente, quella dei migranti e dei rifugiati.
Ed ecco che da qui si può comprendere che anche il diritto ha i suoi limiti e, quindi, non è lex divina, per cui ci si trova dinanzi a un vuoto che, a parere dello scrivente, è possibile superare con riferimento a quelli che sono i limiti delle norme concernenti la protezione degli asilanti o richiedenti asilo. Una delle tante soluzioni a tali limiti potrebbe essere rappresentato dall’intraprendere precetti e ideali di rango superiore, c’est à dire quei valori e principi fondamentali su cui è stata costruita la comunità politica e il suo ordinamento giuridico, che può concretizzarsi mediante i pilastri etici considerati veri e propri valori. Si può dire che questo strumento, id est l’etica, ha l’ambizione di essere una specie di norma superiore, la quale delinea quelli che sono i livelli di condotta comportamentale che vale sia per le persone sia per gli Stati, quali soggetti con capacità giuridica, eventualmente in contrasto con i loro interessi oppure desideri. L’etica implica anche un’analisi di principi da tenere presente, che sono rappresentati dalla «dignità», dalla «giustizia», dalla «libertà» o dalla «tolleranza», e fornisce determinati spunti su come decidere la cosa giusta da mettere in opera.
Nel pensiero filosofico, ergo, dell’area occidentale vi sono alcune posizioni o punti di vista di carattere etico come nel caso, a titolo esemplificativo, dei flussi migratori. Se coloro che manifestano il lato positivo a favore dei richiedenti asilo, essi asseriscono che accoglierli è del tutto lecito in quanto rientrante nella sfera della «dignità» della persona umana, essi, dunque, ritengono che tale dignità umana può rendersi concreto attraverso l’ausilio di chi si trova nel contesto della necessità o del bisogno. Nel caso di coloro che sono dalla parte dei richiedenti asilo, affermando che ciò favorirebbe il bene comune, essi, quindi, assumono una posizione favorevole che potrebbe superare le difficoltà degli asilanti. In tale ambito, porre il proprio modus cogitandi sul tema dell’etica sta a indicare il delineare delle mere questioni su entrambi i contenuti e la prassi del diritto.
Un’analisi di tipo etico ovviamente dovrebbe esaminare minuziosamente i contenuti e la prassi giuridica che debbono trovarsi sulla stessa onda di quei valori e principi fondamentali, di cui si è detto prima. Per dare delle risposte a quanto poc’anzi scritto, è d’uopo partire dalla posizione etica scelta. Gran parte delle nazioni democratiche, che compone la comunità internazionale e vive nella vita società internazionale, ha scelto una particolare angolatura di posizione sul piano dell’etica. Ne consegue che l’abbattimento volontario delle vite di innocenti non è mai consentito rilevando che quelle vite siano destinate tristemente a cessare in un breve lasso di tempo.
La Consulta tedesca ricordò infatti che la dignità umana esige la medesima protezione costituzionale a prescindere dalla durata dell’esistenza fisica del singolo essere umano. Le scelte sul piano etico sono state rese tangibili e successivamente intessute nei loro ordinamenti interni. Come non va non menzionata la Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea, che dal 2009 ha lo stesso valore giuridico dei Trattati, in cui viene difatti enunciato che la dignità umana è inviolabile, nel senso che la dignità della persona non è soltanto un diritto fondamentale in sé, ma costituisce la base stessa dei diritti fondamentali, su questo punto persino la Corte di Giustizia UE ha confermato il diritto fondamentale alla dignità umana come parte integrante del diritto dell’UE. I crimini commessi all’indomani della World War II, perpetrati dall’asse nazifascista, portarono all’istituzione dei Tribunali ad hoc di Norimberga e di Tokyo, prime istituzioni giudiziarie penali, e all’emergere di una giustizia penale internazionale, istituiti dagli Alleati, rispettivamente nel 1945 e 1946, per giudicare sui crimini commessi durante nella seconda guerra mondiale.
Seguirono ulteriori importanti evoluzioni, da quello del diritto internazionale umanitario, come quello della nascita di organismi giudiziari internazionali e regionali che si occupano esattamente dei diritti dell’uomo , ai trattati internazionali che hanno come scopo quello di proteggere le persone, i rifugiati e le minoranze . Il primo si basa sulla ragione che il diritto ha i suoi limiti, come è stato già delineato con il c.d. criterio de lege lata. Si veda, a titolo di esempio, il caso dell’Ungheria, in cui il Parlamento ha approvato una legge di restrizione alle ONG che aiutano i richiedenti asilo. Da tutto ciò si può dire che vale ancora oggi il broccardo non omne quod licet honestum est, una massima del giurista Paolo, del III secolo d.
Qualcuno più autorevolemente osservava che ciò che è giuridicamente lecito può essere diverso da ciò che è moralmente buono, nel senso che si delinea una dicotomia fra il parametro dell’etica e quello del diritto, sebbene entrambi mettono delle prescrizioni e delle norme da cui in questi due ambiti possono sorgere dei conflitti.
4. Il caso “Aquarius” nell’ottica dell’applicazione del Regolamento di Dublino III nelle operazioni di ricerca e soccorso in mare, c.d. SAR.
Il governo maltese, al contrario, asseriva che le relative operazioni SAR ebbero luogo in alto mare, dunque, la nave dell’ONG SOS Mediteranne e MSF, Aquarius, avrebbe dovuto attraccare al porto più vicino, come quello dell’isola di Lampedusa. Quello che mi preme, in questo paragrafo intorno al caso Aquarius, è analizzare la questione della responsabilità per l’esame della richiesta d’asilo in base a quanto predisposto dal Regolamento di Dublino III nel caso in cui sia necessario l’intervento di salvataggio di individui, che si trovano in pericolo di vita nelle acque internazionali. Ancora, se ciò non è così coerente, allora si dovrebbe sostenere che il luogo di sbarco sia necessariamente determinato dal Centro di coordinamento del soccorso marittimo. A parere dei giudici di Lussemburgo, un ingresso privo di autorizzazione per motivi d’umanità nel territorio di uno Stato membro non è equiparabile al rilascio di un visto.
D’altronde, il problema con gli attraversamenti via mare è molto complicata e, pertanto, i punti primari delle due sentenze citate non possono nell’immediato essere rese concrete. Dopotutto, alcuno può contradire il fatto che l’obbligo di prestare assistenza agli individui, le cui vite sono in forte pericolo in mare, rappresenta una delle caratteristiche di lungo tempo e fondamentale del diritto marittimo. Il Patriota ama il suo Paese, il nazionalista odia quello degli altri.

Caso DI MAIO – Le Iene


  • Continuo a pensare che la vicenda che riguarda il padre di Di Maio (lavoro nero, condoni, abusi edilizi, rifiuti, cartelle Equitalia) dovrebbe essere fuori dal dibattito politico.
    Tuttavia se ne parla ed è sbagliato! Se ne parla per due ragioni essenziali
  • Perché i Cinque Stelle hanno creato un clima infame, con aggressioni personali. E oggi la famiglia Di Maio è vittima di questo sistema.
  • Perché Luigi Di Maio deve spiegare per quale ragione ha accettato di fare il prestanome al padre. E questo è ciò che rileva.
    Immagino ciò che sta passando la famiglia Di Maio e mi dispiace vedere le telecamere entrare nell’intimità di una famiglia.

Tuttavia Di Maio non mi sembrava così contrito quando accuse oggi dimostratesi infamanti investivano la famiglia Renzi

La politica torni ad essere seria e ad indicare prospettive!

Guidonia Montecelio – Giunta Barbet- Bilancio Fallimentare


Al di là della grande enfasi con la quale l’assessore alle finanze racconta i successi di Bilancio dell’amministrazione 5Stelle di Guidonia forse compiaciuto e rassicurato da un consiglio comunale inesperto e poco attento sulle dinamiche finanziarie, la situazione è ben altra.
Nel dicembre 2017 avemmo grande difficoltà nel reperire un semplice dato, quello del saldo di cassa.
La richiesta era precedente e quindi al netto del pagamento IMU del dicembre 2017 e segnava un saldo attivo di circa 8 milioni di euro.
La difficoltà nel reperire i dati e quella che imprese e cittadini quotidianamente incontrano nel farsi pagare le fatture emesse, nel farsi restituire i depositi cauzionali versati, la dice lunga sulla grave compromissione della macchina amministrativa a cui nessuno, tanto meno l’Assessore, sembra porre rimedio.
I numeri di telefono del settore vanno dallo 0774301376 al 301381, ma sfido chiunque a provare a parlare con la Ragioneria… non risponde chiaramente nessuno… Forse sono tutti impegnati dall’Assessore a costruire tabelle inverosimili, mistificanti con dati fuorvianti.
Ma torniamo ai dati. Al 10 gennaio 2018 verosimilmente in cassa vi era un attivo di 15 milioni di euro a cui si sono aggiunti i 26 del fondo di rotazione… quindi in primavera c’erano in cassa almeno 43 milioni di euro ed oggi (dal video dell’assessore di circa un mese fa e dalle tabelle) solo 24.
In effetti come vedrai nel file che ti allego al 05.11.2018 vi erano 36.852.388,86
La verità è che la politica finanziaria degli ultimi 3 anni – tra l’altro con la tassazione ai massimi – è stata un totale fallimento per diversi aspetti. Tutto questo considerando (nessuno la disconosce… specie il sottoscritto che su quel Bilancio ha sciolto il Consiglio comunale!) la difficilissima situazione finanziaria di partenza dell’Ente con il famoso buco da 40 milioni, ma che tutti i candidati conoscevano o avrebbero dovuto conoscere.
Elenco una parte degli errori:
• Il buco è costituito per un terzo da una sola posta in bilancio, che si poteva compensare con i debiti riferiti allo stesso soggetto creditore e che penso, invece, non siano mai stati riscossi, e che comunque poteva essere oggetto di una transazione stragiudiziale;
• Lo stesso vale anche per il restante 50% dell’esposizione debitoria in che significa che, verosimilmente, il buco dei 40 milioni poteva essere ridotto con una tenace e quotidiana applicazione a circa 25 milioni;
• Se queste sono le cifre non serviva il piano di riequilibrio pluriennale, che ingessa il comune per i prossimi 10 anni e congela investimenti e futuro;
• I ritardi dei pagamenti hanno determinato l’applicazione nel pagamento delle fatture di interessi moratori ed il pagamento di spese giudiziarie superflue determinando verosimilmente un esborso ulteriore e colpevole di oltre un milione di euro, che si assomma ed implementa il buco di bilancio ereditato.
Diversamente il Buco andava trattato analiticamente, posta per posta come se il Comune costituisse una commissione di liquidazione interna e i debiti andavano transati al minimo con pagamenti tempestivi, coerenti e funzionali al risanamento interno.
Abbiamo invece assistito a pigrizia estrema. Ad una struttura politica di vertice assente e ad una dirigenza indolente e non consapevole, che condizionerà il futuro prossimo dell’amministrazione e della Città dal punto di vista finanziario non permettendo, tra l’altro, alcuna riduzione della folle tassazione.
Un disastro, insomma, con imprese e cittadini uccisi da una burocrazia assente, pigra, confusa ed incapace impegnata a elaborare tabelle e grafici per coprire gigantesche inefficienze ed errori.
Ne evidenzio solo uno marchiano e su cui, a mio avviso, dovrà ragionare anche la politica da una parte e la giustizia contabile e penale dall’altro.
Non è compito mio controllare i provvedimenti amministrativi, non essendo oggi consigliere comunale, ma ogni tanto do un’occhiata e leggendo la deliberazione di giunta n. 65/2018 sono sobbalzato dalla sedia.
La delibera in parola, infatti, riproduce testualmente l’art. 159 del D.lgs. 18 agosto 2000 n. 267 e recita:
“1. Non sono ammesse procedure di esecuzione e di espropriazione forzata nei confronti degli enti locali presso soggetti diversi dai rispettivi. tesorieri. Gli atti esecutivi eventualmente intrapresi non determinano vincoli sui beni oggetto della procedura espropriativa.
2. Non sono soggette ad esecuzione forzata, a pena di nullità rilevabile anche di ufficio dal giudice, le somme di competenza degli enti locali destinate a:
a) pagamento delle retribuzioni al personale dipendente e dei conseguenti oneri previdenziali per i sei mesi successivi;
b) pagamento delle rate di mutui e di prestiti obbligazionari scadenti nel semestre in corso;
c) espletamento dei servizi locali indispensabili.
3. Per l’operatività dei limiti all’esecuzione forzata di cui al comma 2 occorre che l’organo esecutivo, con deliberazione da adottarsi per ogni semestre e notificata al tesoriere, quantifichi preventivamente gli importi delle somme destinate alle suddette finalità”;
Peccato che la norma non dica questo e imponga al comma 2 lettera a) la possibilità di vincolare le somme per gli stipendi non per i sei mesi successivi, ma solo per tre!!!

Ecco il documento.

BOOM!

L’amministrazione a giugno e verosimilmente anche nei mesi precedenti ha vincolato una somma doppia rispetto a quella che poteva e poiché vincola semestralmente 6.083.006,87 significa che ha sottratto alla liquidazione dei crediti inopinatamente e colpevolmente su base annua circa 6 milioni di Euro.
Mi spiego meglio. Ogni anno l’Ente solerte e efficiente ha sottratto ai possibili creditori e comunque al pagamento di cittadini ed imprese 6 milioni di euro.
Un errore materiale? Una disattenzione? Se così fosse sarebbe gravissimo e determinerebbe provvedimenti disciplinari oltre che perfezionare ipotesi di seria responsabilità contabile ed amministrativa;
Una volontà? Peggio! l’amministrazione e la Giunta potrebbero incorrere in serie responsabilità anche penali.
Se questo non è segno di sciatteria, indolenza, incompetenza e superficialità non saprei come definirlo.
Ho l’impressione, insomma, che il vero fallimento della giunta Barbet oltre cave, buche, parchi, alberi, manifestazioni non fatte, inefficienza amministrativa sia proprio la politica di Bilancio folle e fallimentare.
Ma l’Assessore fa i video e produce grafici… mentre alcuni consiglieri ne tessono le lodi.
Guidonia – LUMINARIE e altre questioni
Infine la vicenda delle luminarie in Città.
Tranne che la buona volontà delle associazioni dei commercianti, nulla l’amministrazione 5 stelle mette in campo per questo Natale 2018.
Anzi pone limiti e freni anche alla volontà delle associazioni e dei commercianti. Il caso dell’associazione commercianti di Guidonia è emblematico e forse non bastano le scuse di qualche consigliere comunale pentastellato, ma magari è necessario prendere coscienza e senza nascondersi dietro differenze di vedute, prendere atto dell’incompatibilità e magari dimettersi come meglio di me ha scritto un’attenta giornalista locale. Ci si riferisce all’assessore al ramo piuttosto che al Presidente della (NON)Commissione.
Per il resto sulla mia città vi rimando ai miei post.
Sulla sospensione della raccolta del vetro
Per la giornata contro la violenza di genere
Sulla mia presenza al funerale della Pineta
Sulla giornata del POLO CIVICO di attenzione alla nostra città – “Episodio Colleverde”, seguirà “episodio Guidonia Centro”:

La mia nota Fb sulla manifestazione londinese contro la Brexit “Costruiamo mulini”
Ad maiora
Vi lascio con un pezzo del caro amico Alex Alessandro D’Orazi che da sempre lavora sul territorio e per il territorio…

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